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I sing Arigliano
Suoni e Immagini - Archivio
Scritto da Simone Rossi   
venerdì 02 aprile 2010

Maestro, ma lei cosa pensa di…
Lei chi?
Lei, maestro.
Io?
Lei.
E allora dammi del tu, che se mi dici “lei” poi mi penso che ci sta una femmina da qualche parte.
È morto Nicola Arigliano, io l’ho visto sui siti dei giornali grossi e quindi non è una gran notizia, lo sanno tutti, però io una volta Nicola Arigliano l’ho intervistato e mi sono divertito tantissimo.
Il cantante, 87 anni, abitava da quattro anni a Calimera, in provincia di Lecce, nell’istituto ‘Gino Cucurachi’, un centro per anziani. Era originario di Squinzano, sempre in provincia di Lecce, dove era nato il 6 dicembre 1923.
Io sono scappato di casa quand’ero piccolo e sono andato a Milano a suonare il jazz. Suonavo la chitarra, o la batteria, dipendeva dal posto che rimaneva libero. Avevo 14 anni e mi mantenevo agli studi suonando jazz.
E che studiavi, Maestro?
Niente: non studiavo mai. Mia mamma mi dava sempre dei gran scappellotti. Io volevo solo suonare. E infatti sono scappato.
E non studiavi nemmeno la musica?
La musica sì. Ma studiare la musica è facile. Sono note, mica parole. Tu suoni?
Sì.
E che suoni?
Il clarinetto, Maestro.
Oh, il clarinetto. Bello il clarinetto. Vieni al concerto domani sera?
Sì, penso di sì.
E portati ‘sto clarinetto, che ci facciamo un blues in fa.
Ma in fa per il pianoforte (che per il clarinetto significa mi bemolle) oppure in fa per il clarinetto (che per il pianoforte significa sol)?
Ah, vedo che studi pure te.
Eh, già. E studio pure le parole, pensa te.
Che studi?
Semiotica.
Che?
Semiotica.
Pare una roba degli scemi.
Eh, un po’.
Mi stai simpatico, ragazzo.
Anche te, Maestro.
Poi al concerto canta “I sing ammore / do you capire?” e la mia amica norvegese se la ride che se la ride, e poi il Pinguino Innamorato che è una delle migliori declinazioni possibili del giro di do (o del giro di re, se la suoni col clarinetto), e poi Venti chilometri al giorno, dieci all’andata, dieci al ritorno. E poi no che non ci vado sul palco con Nicola Arigliano, figurarsi se mi faccio una jam con la band di Nicola Arigliano, batteria e contrabbasso che suonano insieme da tipo quarant’anni e un pianista giovane e ciccione che probabilmente è il figlio di qualcuno e va come una scheggia, figurarsi. No, mi ascolto il concerto e la mia amica norvegese è contenta che l’ho portata a sentire ‘sto vecchietto che non sapeva chi fosse. Nicola Arigliano è morto a 86 anni e mezzo ed è una di quelle persone che non riesco a immaginare giovani, come Pertini: Nicola Arigliano è sempre stato così vecchio, quindi poteva tranquillamente essere immortale.
Non aveva malattie, è morto per un infarto. I funerali i terranno il 1 aprile presso la Chiesa SS. Maria Annunziata di Squinzano.
I funerali il 1 aprile non sono uno scherzo: io vorrei andare a suonarci il clarinetto al funerale di Nicola Arigliano, ma Squinzano è nel profondissimo Salento e il treno costa troppo. Maestro, volevo solo dirti che da quella volta che ci siamo sentiti sono scappato di casa anch’io, e mi mantengo agli studi scrivendo.
E che studi?
Le parole, Maestro, come al solito. Solo che per parlare dei morti le parole non si trovano mai. È come suonare nella tonalità sbagliata.
Magari la morte è  un tono sotto. Come il clarinetto.
Magari.

[simonerossi.tumblr.com]

 
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