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Autore: Simone Rossi Titolo: sbriciolu(na)glio Edizioni: questo libro non ha casa editrice ma ha lubtich edizioni, 2010 Pagine: 78
Lo incontro per la prima volta a Bologna che sta ancora cercando casa; indossa i pantaloni di Bartulò e quando canta non balbetta. Dovevo leggere dieci righe e le ho lette, a voce alta. Altre persone presenti quel giorno nella saletta piccola con le pareti pintate di viola dovevano leggere dieci righe a voce alta. E le hanno lette. C'era un contrabasso-lampada e un violino vero, un flauto, un basso acustico, una diamonica, Tom Waits senza cappello e l'ukulele lo suonava Mister Buonanotte. Quel giorno la luna era girata strana.
«Mister Buonanotte di nome fa Carlotta. È una femmina, e le piacciono le femmine. Soprattutto le piace Angie. Non ha capelli, quasi per niente. Sarebbe bionda, e riccia, ma ogni ventotto giorni si concia come la luna piena: specchietto, canotta, macchinetta. Bzzz. Succede spesso che la scambino per un ragazzo, non fateci caso. Un ragazzo magro di 15 anni. Mister Buonanotte è un soprannome nato al caldo, sotto un cielo di stoffa. Ma questi sono fatti loro.» Felinomachìa nel libro non c'è, ci sono Angie e Mister Buonanotte. Caro Lubitch, sbriciolu(na)glio non lo riesco a dire, mi dispiace, però si capisce che intendo riferirmi al tuo libro.
L'abbandono ha l'odore dei piedi quando puzzano. (cit.) L'oblio invece non ha odore. Il deserto ha due tette così e non sono le gobbe del cammello: Angie e Mister Buonanotte sono distesi sullo stesso pavimento duro; staccati ma ancora vicini, ancora per poco. Caro Lubitch, a me è successa in campeggio una cosa così, una cosa simile: il cielo era d'agosto e il mare sbatteva lento sui sassi come quello ionico, ma dopo esserci lavati i denti siamo entrati in due tende diverse: lui ha dormito con un biondiccio di cui non ricordava nemmeno il nome e il mattino dopo è ripartito per Cagliari senza di me; io, prima di addormentarmi, ho mandato un messaggio a Carlo con il telefonino: non mi sentivo sporca, semplicemente staccata.
Gli ha fatto dono del suo francescanesimo durante un'alba di quel luglio sbriciolo: Mister Buonanotte camminava scalzo nel cortiletto di Villa Seurat e i pezzi sparsi li ha raccolti uno ad uno: Le unghie di Deleuze erano talmente lunghe che si giravano all'interno. Io invece ho visto un cane con le unghie delle zampe che si infilavano nei polpastrelli talmente erano lunghe. Si chiamava Vanessa quel cane. E non si faceva carezzare da nessuno. Le hai viste per davvero le ugna di Deleuze?
In copertina ci sono i piedi di un morto – è un quadro che si può affittare – e sull'alluce sinistro c'è appesa una targhetta. Non lo riesco a dire, Lubitch. Il titolo del libro che non ha casa editrice: sbriciolu(na)glio. Però mi è rimasto in testa questo piccolo castello di plastica, questa piccola voce che si sovrappone alla mia: tu hai gli stessi pantaloni di quella volta, la mia camicia che adesso è tua e i capelli tagliati corti. Mi dici di iniziare a leggere quando Ani DiFranco inizia a cantare: «Il sale è nel mare e nella terra e nel sangue, insieme al ferro, e ogni tanto succede che degli omini si prendano per mano e vengano a scavarci nel sangue finché non estraggono il sale, certo, lo tirano fuori dagli occhi, piangiamo un mare di lacrime, certo, chi piange sangue piange ferro, chi piange sale riempie i fiumi. I fiumi, vene della terra, non sono acqua dolce.» C’è voluto il mare per sciogliere le briciole di luglio. Buonanotte cugino Lubitch.
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