galleggia nella vasca da bagno in direzione della parte emersa delle mie ginocchia ribattezzate per l'occasione scilla e cariddi il flacone quasi vuoto dello shampoo ma il moto ondoso che ne accelera l'incedere non è provocato dai miei peraltro impercettibili movimenti quanto dal fenomeno sismico che da circa trenta secondi interessa buona parte del centro sud della penisola mia madre mi implora da dietro la porta di ripararmi sotto lo stipite prevenendo così le conseguenze di un imminente crollo ma io nemmeno le rispondo preso come sono dalle sorti di questo eroico naviglio di plastica prossimo ormai al baratro che si apre tra i due mostri
Piattaforma carnica
seguimi seguimi a bordo di questo autobus e siediti siediti al mio fianco e stringimi la mano chiudi gli occhi non guardare perché non siamo noi non siamo noi che ci muoviamo è il mondo fuori che ora si allontana cambia marcia aumenta di giri provoca oscillazioni sulle nostre spine dorsali che ci rendono simili a quelle bamboline che dondolano la testa ammiccando dai cruscotti delle macchine ci schiaccia ad ogni accelerazione attaccandoci alla pelle di questi sedili dai quali però in vista del prossimo posto di blocco d'un tratto ci alzeremo per porci in piedi nel corridoio centrale e baciandoci per un'ultima volta ci faremo esplodere comprimendo le grida degli uomini coi comandi meccanici la plastica la lana di vetro e altri residui compattati in un'unica piattaforma carnica che percorreremo tutta fino a spiccare il volo verso le grandi altezze e poi torneremo giù in picchiata fin nel buio più profondo della terra e allora sarà come quella notte sopra ustica quando i passeggeri d'un tratto si vollero improvvisare tuffatori e si espressero tutti all'unisono in un meraviglioso decuplo salto mortale con avvitamento da trampolino aereo che pochi videro e vollero subito dimenticare
[poesie tratte da La mia Waterloo ventricolare di Roberto Di Egidio, Neo edizioni 2010]