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esatonic Joyce
Suoni e Immagini - Novità
Scritto da Simone Rossi   
venerdì 23 aprile 2010

C’è Joyce davanti alla scrivania con la testa tra le mani, gli occhi zuppi e la tosse.
Joyce, cosa c’è  che non va? È il lavoro?
Joyce scuote la testa in orizzontale e poi in verticale: è il suo modo per dire sì.
Quante parole hai scritto oggi, Joyce?
Sei.
Sei? È un gran risultato, almeno per te!
Suppongo di sì, ma non so in che ordine vanno.

Con la scala esatonica non c’è un problema. La scala esatonica sono sei note che vanno sempre bene. Una scala musicale (parentesi teorica) sono sette note messe in fila in modo che ci sia un inizio (la prima), una misura nel passo (la seconda), un umore generale (la terza), uno slancio (la quarta), uno finto riposo (la quinta), una storia d’amore (la sesta), una tensione (la settima), una soluzione (l’ottava, cioè la prima, ma più acuta, e più acuto può essere un dolore o un piacere, come tu m’insegni). Basta sapere la tonalità, l’inizio da cui partire e l’umore da far sgocciolare. Il resto si improvvisa.

L’improvvisazione, indovina un po’, è la pratica meno improvvisata che ci sia. Quelli che sembrano suonare a caso sono come quelli che potrebbero parlare con chiunque di qualsiasi cosa: danno aria allo strumento e vanno, vanno che è un piacere, vanno ovunque e ti ci portano, e la scioltezza con cui articolano le frasi se ne sta lì scintillante come l’ottone ad abbagliarti e nasconderti il culo che mi sono fatto sui libri, e sui libri di solfeggio, tu mi stai a sentire e io potrei continuare per ore, certo che potrei: ho il fiato e il fiuto. Parlo che sembra che suono e ogni tanto ripasso dalla prima, o dall’ottava, ma più che altro tengo il discorso sospeso nelle settime e nelle none (la nona è come la seconda, ma te ne accorgi solo dopo un po’). Quando la frase arriva al suo riposo, alla sua soluzione, tocca a te. A me?

Con la scala esatonica non c’è soluzione. Come fanno sei note andare sempre bene? Dov’è  finita la settima nota? Per rispondere dobbiamo aggiungere un altro numero, ed è il numero 12. Le note musicali sono 12, doremifasollasì e i 5 tasti neri. Immagina dodici mattonelle, e poi ventiquattro e poi trentasei e tremilaseicento: puoi camminare solo sulle dispari (la 1, la 3, la 5, la 7, la 9, la 11) o solo su quelle pari (la 2, la 4, la 6, la 8, la 10, la 12). Due gruppi da sei. Due scale esatoniche. Sei note messe in fila in modo che non ci sia né inizio né misura né umore né slancio e niente amore e niente riposo e tutta tensione e nessuna soluzione: puoi partire da una qualsiasi delle milleottocento mattonelle dispari e ne avrai sempre una davanti e una dietro, e la faccenda è, come dire, circolare, eterna, sfacciata e interminabile. Le scale normali, le scale con sette note, sono sequenze più complesse: il famoso do maggiore è (1, 3, 5, 6, 8, 10, 12) un po’ dispari e un po’ pari, e le famose scale pentatoniche (1, 3, 5, 8, 10), saranno anche più corte, ma pure quelle sono un po’ dispari e un po’ pari. Ed è complicato quando le cose sono un po’ e un po’.

Scegliere le note pari piuttosto che le note dispari è una semplificazione notevole, esattamente come puntare solo sul rosso alla roulette: si vince più spesso, ma si vince meno (e alla fine vince sempre il banco). Suonare con le scale normali, parlare una lingua normale, è più faticoso: ci vogliono certi suoni e certi altri no, e poi l’ordine, signora mia, l’ordine è importantissimo, mi ci è voluta tutta una vita per imparare a disegnare come un bambino, altro che pari o dispari, la lingua non è mica un gioco.

Ah, no? È perché  non conosce le scale esatoniche, signora mia: con le esatoniche l’ordine non conta e non serve sapere da dove partire, perché tanto non arriveremo mai. Tra l’altro Joyce suonava la chitarra acustica, ma gli assoli non li ha mai saputi fare: non gli hanno mai insegnato il solfeggio, a James Joyce.

“Non penso al tipico lettore di Joyce quando scrivo: penso al tipico lettore che odia Joyce” (questa l’ha detta Philip Roth, con il suo nome al posto di quello di Joyce. Ma poi, questo Joyce, di preciso, chi è?).

[simonerossi.tumblr.com]

 
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