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Lo so, lo so: leggeranno questa intervista e mi daranno del fricchettone. È che semplificate sempre le cose, voialtri giornalisti.
Io credo che (beve un sorso del suo Flor de Jamaica Hibiscus Tea, prende un foglio e un pennarello e scrive) io credo che da una parte ci sia il Controllo, e dall’altra la Resa. Di solito tendiamo ad apprezzare il Controllo, soprattutto se si tratta di arte e creatività: se hai il Controllo significa che sei bravo, che sai fare. Shakespeare, Picasso, Einstein, Wagner: tutta gente che domina la materia, come si dice. Tutta gente che crea, produce, si mette lì e dà forma a qualcosa che prima non c’era. E noialtri ci sbrodoliamo nella Resa e ci facciamo soffocare da tutto questo ossigeno soffiato dal Genio e in generale consideriamo la Resa come una specie di lusso borghesotto: quando hai finito di lavorare puoi leggere un libro, puoi ascoltare una canzoncina, puoi guardare e godere. Ma prima viene il Controllo.
Ecco, io sono qua per cantare le ragioni della Resa. Sai come si fa a costruire una barca di legno? Si prendono delle assi sottili e si piegano con il vapore, poi si incollano e si calafàtano, che è un verbo terribile per dire “impermeabilizzano”. Ma di acqua ne entra sempre un po’, e la calafatà è da ripetere spesso. Al che uno si chiede: non potrebbero costruire le navi con legna un po’ più dura? No: la legna dura non sa arrendersi. Jigoro Kano ha inventato il Judo: l’idea gli è venuta quando ha visto i salici piegarsi sotto il peso della neve e la neve cadere e il ramoscello tornare in su e l’ideogramma Ju significa proprio Arrendevolezza, Resa, rinuncia al Controllo Secco del ramo che fa troppo il duro e si spacca, certo che si spacca.
Le ragioni della Resa si cantano in coro: il Controllo ha questo odore di individualismo di ‘sta ceppa, ci sono io che sono un Genio e adesso voi aspettate che scenda dalla montagna con le tavole della legge e poi dite tutti quanti Ooooh! e vi arrendete. La Resa è collettiva, per abbandonarsi serve qualcosa di plurale. Anche poco plurale, tipo in due: l’amore è un desiderio di resa, mica di controllo.
Sesso. Droga. Religione. Tre campi in cui l’Estasi della Resa è cosa buona e quasi sempre giusta: dal peyote nelle capanne vaporose fino al miglior orgasmo della tua vita, passando per Santa Caterina che si beve il pus dei lebbrosi, le esperienze misticheggianti sono fatte di abbandono. La contemplazione (della tua schiena nuda) (dei cori angelici nel mio alluce) (del Mistero Eucaristico) è l’atteggiamento di chi guarda la maestosa semplicità della montagna e aspetta che gli succeda dentro qualcosa, senza che la montagna abbia per forza una storia da raccontare (si contempla una figura, mica una narrazione). L’arte, insomma, dovrebbe essere il quarto campo da gioco della Resa. Io ci sto provando, a fare arte senza Controllo. Ho fatto una cosa che si chiama 77 Million Paintings, settantasette milioni di quadri che si creano e si distruggono e si intrecciano e sotto c’è la musica: arte generativa, un’installazione di sei ore che puoi guardare come si guarda una montagna, senza aspettare che succeda qualcosa, perché non succederà niente, succederanno solo i tuoi occhi che guardano, la nostra contemplazione, la nostra Resa.
Arrendiamoci tutti e saremo tutti artisti (tutti mistici) (tutti drogati) (tutti nudi) (ve l’avevo detto che mi avreste preso per un fricchettone). Il Genio Individuale è una barzelletta per controllori, il gesto creativo ha in sé tutta la potenza della Resa e io infatti non dico mai Genio e dico sempre Scenio, Sceniale, la genialità della Scena, che non è né la scena indie rock né la scena hardcore né niente del genere: la Scena è il Genio quando si fa collettivo, è il controllo quando si arrende. Ecco, arrendiamoci. Abbracciamoci e arrendiamoci.
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Poi un giorno Brian Peter George St John le Baptiste de la Salle Eno lo intervisterò sul serio, eh. [simonerossi.tumblr.com]
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