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“Era bello, era dolce, era luminoso, era languido, era magro, con i boccoli neri che gli ricadevano sulle guance, era timido ma lasciava intravedere profondità abissali e altezze celesti, aveva una grazia innata che lo faceva sembrare elegantissimo qualsiasi cosa avesse addosso, radioso come un angelo ma di un pallore spettrale, sempre divertente e sempre malinconico, vederlo e innamorarsene era una cosa sola, e vi assicuro che non c’entrava la fama, per noi ragazze di Cambridge *** ******* era una leggenda molto prima che si mettesse a suonare, figuratevi dopo, alla sua porta era una processione continua di fanciulle incantate pronte a darglisi anima e corpo, e mai, dico mai, lui se n’è approfittato, in genere le accoglieva con cortesia, offriva loro un frappè, una crêpe ai mirtilli, una cosa disarmante, il fatto è che più le disarmava più quelle si scioglievano per lui.
Di quelle che ce l’hanno fatta a fidanzarsi con lui, però, nessuna ha retto per più di un anno: Libby non l’ha mai dimenticato e si è ridotta a sposare un bolso commerciante, Lindsay deve prendere i tranquillanti solo al sentirlo nominare, e Gayla, beh, Gayla credo non si sia ancora ripresa dalla cerimonia di fidanzamento a casa dei suoi, quando lui, dopo essersi comportato in modo impeccabile, chiese a metà del pranzo di poter andare un attimo in bagno per fare ritorno completamente rasato a zero e con la testa tutta insanguinata dalle rasoiate.
E io? Io sono stata la sua migliore amica, troppo complici eravamo, la nostra attività principale era ridere, la quantità di facce buffe che avevamo in repertorio! Bastava che uno dei due dicesse qualcosa perché l’altro ci aggiungesse una rima o un’associazione verbale e già si sviluppava una filastrocca, io ci mettevo del mio ma lui era prodigioso, improvvisava come un giullare senza mai perdere un colpo, mai fuori metro, mai fuori ritmo, mai nulla di forzato o di stonato, e quello che creava era così naturale pur nell’assurdità che sembrava esistere da sempre.
E poi c’erano gli alberi. Aveva letto dei libri di animistica in cui si parlava molto degli alberi, ne rimase così commosso che mi portava sulle rive del Cam per sentire la loro voce, a occhi chiusi riusciva a distinguerli dal suono del vento fra le foglie. Il vento nei salici era davvero il suo libro preferito, me l’avrà letto tutto almeno tre volte. D’altronde i diamanti vengono dal carbone, il carbone dal legno, il legno dagli alberi”.
Al posto degli asterischi che sembrano diamanti e sembrano stelle c’è il nome Syd Barrett. Quello dei Pink Floyd, e viceversa. La testimonianza di Ann Murray sta in un libro che si chiama Rosso Floyd, l’ha scritto Michele Mari e io l’ho rubato a Luca Levacci (scusa Luca, mi partiva il treno e dovevo finirlo, te lo riporto la prossima volta, giuro che non scrivo come va a finire). I sottotitoli sono una scienza esatta, e Rosso Floyd è un “Romanzo in 30 confessioni, 53 testimonianze, 27 lamentazioni di cui 11 oltremondane, 6 interrogazioni, 3 esortazioni, 15 referti, una rivelazione e una contemplazione”. Einaudi. A questo punto dovrei dire che si tratta di un coro di voci reali e immaginarie, che Dave Gilmour chiacchiera con Kubrick che chiacchiera con gli animaletti pelosi che chiacchierano col babbo morto di Roger Waters che poi è sempre Syd Barrett, ma è scritto anche nel risvolto di copertina.
Volevo dire che in questo libro ho scoperto due cose che non sapevo, una sui Beatles e una sui Sex Pistols. Quando John Lennon viene accusato di istigazione allo sballonismo perché Lucy in the Sky with Diamonds sarebbe un inno all’LSD, lui si difende con la nota storiella del disegnino del figlio cinquenne Julian: “Guarda, papà! Questa è Lucy, la mia compagna di classe, nel cielo con i diamanti!”. Ecco, nel libro c’è la testimonianza di Julian Lennon: quel disegno non è mai esistito, papà John ha detto una bugia, e la bugia ha funzionato. E poi perché Sid Vicious dei Sex Pistols si chiama Sid Vicious? Perché Sid era il criceto di Johnny Rotten. Perché il criceto di Johnny Rotten si chiamava Sid? Perché Johnny Rotten odiava tutti i Pink Floyd tranne uno: Syd. Poi lo scriveva con la I perché è ygnorante, ma questa è un’altra storia. E quello di Michele Mari è un romanzo, magari è tutto finto. E niente, volevo salutare la piccola Ann Murray. [comenonletto.tumblr.com]
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